sabato 29 gennaio 2011

Lettera al Nonno


Caro Nonno David,
Noi non ci siamo trovati. Almeno non personalmente, ma a poco a poco ho saputo alcune cose riguardo la tua storia che mi ha causato molta sorpresa e dolore. Io dico a poco a poco, più o meno strappato dalla mia storia personale, perche per tanti anni della mia infanzia e parte della mia vita adulta, il silenzio regnava sempre. Un silenzio che, inizialmente, credo, è stato utilizzato per proteggere, ma in realtà, durante il tempo trascorso sotto la sua dittatura, hanno mostrato ingenti danni a tutti. Per me, l'ostacolo principale era l'ignoranza. Non sapere la propria origine, è qualcosa che per alcune persone è un pensiero ricorrente e tortuoso. Qualcosa da risolvere. E ho cercato di farlo.
Il destino mi ha messo su un percorso di immigrati in senso inverso. Il mio primo tentativo di conoscere il "Vechio Continente" da cui siete venuti, è stato un cominciare duro e spaventoso per me allora. Sono arrivata in terre europee e sentivo la pelle quello che può rappresentare essere uno straniero, ma era ancora poco, perché come studantessa, avevo il mio biglietto di ritorno e quindi tutti mi rispettavano per questo. La mia partenza era attesa. Contavano su di esso. Sapevano che non ero lì per rimanere e fare loro qualcosa che assunse proprio. E me ne andai.
Alcuni anni dopo, con la mia famiglia, le mie due figlie e mio marito anche lui straniero nel mio paese, anche lui con una storia di immigrazione, siamo partiti e arrivati  in Italia. Una scelta progettata per salvare una storia di famiglia e un futuro di possibilità per noi e le nostre figlie.
Molte esperienze abbiamo vissuti. Abbiamo lavorati, abbiamo viaggiati, abbiamo conosciuti persone, incontrati i parenti lontani, siamo stati accettati, non siamo stati accettati, abbiamo imparato a parlare la loro lingua (la lingua della mia infanzia), e non la impariamo proprio, allo stesso tempo. Tutto questo in quattro anni in terra veneta.
Il silenzio ha cominciato a discipar. Il silenzio che mi dà ora la musica leggera del ricordo e mi fa pensare ogni giorno sempre di più a Lei. Il riguardo di ogni rifiuto, penso a Lei, ogni inizio ingiusto, io penso a Lei.
Guardo la unica foto dei suoi occhi che ho, nonno, e mi dolgo di immaginare come la tua vita è stata difficile. In che misura sono stati mille volte più difficile da lasciare Salvatronda, attraversare l'Atlantico e stabilirsi  a São Paulo, esplorare il bosco ed essere contadino tutta la sua vita, prima come dipendente e con sforzo e forze fisiche persi ogni giorno,  più tardi, a poco a poco come il proprietario del terreno che tanto aveva sognato, ma che solo mio nonno e mio padre sono stati in grado di godere, per te era troppo tardi. Il nostro riconoscimento avrebbe dovuto essere in soggezione dello sforzo. Dovrebbe essere l'orgoglio e la gioia di poter finalmente godere del nuovo mondo che Lei ha cercato quando hai deciso di imbarcarsi sulla nave che lo ha portato lontano dalla povertà d'Italia in quel momento. Eppure, pochi di noi capiscono. Pochi di noi sanno guardare indietro e vedere quanto di un eroe per la nostra famiglia in Brasile, Lei era. Infatti, si tratta di questo. Una vita di lavoro e silenzio, che altro potrebbe essere in quel tempo di risorse scarse? E-mail? lettere? viaggi di ogni vacanze scolastiche? Potremmo fare questo con le nostre figlie, ma Lei non lo ha fatto, non poteva riprendere le relazioni con coloro che erano allora in Italia, quindi il silenzio è stata la migliore uscita. Soffrire in silenzio all'interno di ogni pensiero di tutti i giorni, pensando nei campi e nella famiglia veneziana che era rimasta lì. Eccola! Torniamo a questa famiglia perduta. Ho visto volti che ci assemigliano, ho sentito storie che si adattano, sento odore che aveva attraversato l'Atlantico e le facce che sembrano come le nostre. Sono arrivata vicina alla tua partenza, nonno. E mi sono sentita così orgogliosa.
Per un po 'ero arrabbiata con te per averti partito di un paese così bello, una terra che oggi è tanto ricca. Mi sono arrabbiata perché la abbiamo perso colpa tua. Eravamo fuori di questo che vedo oggi in Veneto. Ma era la mia sensazione avaro. E 'stata una impressione affrettata. La rabbia è passata. Ora capisco. Avevati I bisogni, lo so, e soppratutto per quelli che sono rimasti, questa partita è stata più che provvidenziale. Così prosperò il Veneto, per lo vuoto lasciato alla tavola, il piatto in meno di cibo per essere servito,  per lo spazio di terra che è rimasto. E per lo stesso motivo avete trovato l'area di terra da coltivare ed ha guadagnato con il sudore  del lavoro, ma solo ricompensato con molti anni di ritardo. E che cosa ho fatto io? Ho lasciato dietro tutto questo sforzo di Lei, nonno. In nome di un rescate storico che ha poco senso, si uno cerca di costruirsi un futuro. Il nostro futuro è costruito per Lei, adesso ho capito, acetto da vero. Il nostro futuro deve essere goduto adesso e non rimanere indietro, come hai fatto tu. Sarebbe un reato, non è nonno? Lei potrebbe essere profondamente offeso doppo ogni calli sulle mani per ogni ruga del suo volto segnato dalla nostalgia di casa. La nostra famiglia è cresciuta distaccata. Adesso abbiamo radici, pertanto non possiamo intraprendere un percorso di immigrazione inutile per iniziare qualcosa che sappiamo sarebbe fatica sprecata dal momento che già hai fatto la tua parte per noi. Già ci ha dato il tuo futuro, i tuoi primi anni e la tua solitudine in terre straniere. Tu eri un straniero, non si ha naturalizzato brasiliano, non ha goduto del nuovo mondo come ha fatto mio nonno e adesso mio padre e gli zii e come dovrei fare lo stesso con le mie figlie. Godere e far crescere sempre più l'eredità che hai lasciato. Noi abbiamo la cittadinanza italiana grazie  a Lei. Siamo in grado di andare e venire, se vogliamo. Facciamo parte di due mondi, come una questione di sangue e materia del diritto civile, tutti documentati, come dovrebbe essere. Ma ciò che conta è continuare la storia. Quello che conta non è cancelare lo sforzo di Lei in nome di un ritorno al passato. Il ritorno è stato il riconoscimento, ma la nostra casa è dove ci hanno fatto crescere, in cui è versato il tuo sudore e le lacrime di stanchezza, come un immigrato.


Ci sono molte ragioni per essere un immigrato. E io accetto molti di loro. Credo che sono giusti, come era la di Lei, nonno. Ma non vedo più senso in essere una immigrata me stessa adesso. Non vedo alcun senso nel voler cancellare la storia e iniziare da zero. Perché? Lo spazio giá è stato raggiunto per il loro coraggio e dobbiamo onorare questo. Il ponte giá ho percorso, adesso torno a casa per riprendere la mia parte della tua storia in suo onore e tributo, portando con me l'odore del basilico, il gusto della Pinole, la musica del suo dialetto che io non dimenticherò mai e  non penso lasciare che i miei figli si dimenticano. Il silenzio non ci illuderá pìu di infruttuose ricerche, il silenzio è ora documentato dalle nostre esperienze del passato. Possiamo scegliere, e scelgo di andare a casa ed al il nuovo mondo che hai costruito. Grazie nonno David.

giovedì 27 gennaio 2011

Hoje

Por que esse título? Acho que porque hoje foi a primeira vez que vi a cidade onde nasci sem ninguém nas ruas e ainda presenciei o sol nascer, enquanto caminhava pela rua quatro, passando pelo jardim e subindo depois a avenida sete de setembro. Se isso aconteceu antes, confesso que não me lembro, e se não me lembro de um espetáculo desses, das duas uma, ou estava maluca, ou de verdade nunca havia acontecido até Hoje de manhã!
Vi ruas largas, sem carros, salvo algum aqui outro alí. Vi ruas limpas, aliás, isso sempre me impressiona em Araraquara! Vi uma cidade moderna e algo raro, fresca! Ok! eram seis e meia da manhã e o sol estava meio preguiçosos hoje, mas duas horas depois ninguém o segurava mais, como sempre!
Senti finalmente, depois de tantos anos, que estar de volta pode ser bom, pode ser a melhor coisa que poderia ter feito... e fiz... caso contrário, estaria atolada em alguma esquina com neve até o pescoço, indo ao trabalho já com "ganas" de estar em casa novamente... Voltar ao trabalho vai ser outra melhor coisa que me acontecerá dentro de pouco tempo, tenho certeza disso!

domenica 23 gennaio 2011

Primeira semana

Um balanço desses primeiros dias não me parece nada mal. Estamos a 38 graus à sombra. Infelizmente as urticárias do calor já apareceram, a preguiça idem e a aparência "ensebada" está prestes a se instalar. Estamos de olho. Nada mal em outros sentidos logicamente, sol na Morada do Sol não falta, aliás é demasiado, mas não posso me queixar dos primeiros passos por aqui. Tudo caminha tranquilamente para que as coisas se normalizem novamente e me parece que temos tido muita sorte, graças a Deus!
Atividades retomadas, o que me falta é a certeza de voltar às salas de aula. Enquanto isso não acontece, grupos de estudos é uma solução bastante interessante que me vem entusiasmando. Estamos reiniciando o caminho, novos caminhos, jamais os mesmos de antes, mas nem por isso menos atraentes.
Enquanto escrevo essas linhas, me derreto de calor e quase sinto falta da neve caindo lá fora. Como estará nosso quintal em S. Martino? todo branquinho...








sabato 22 gennaio 2011

A arte de viver numa cidade quente

Uma das coisas que menos gosto desta parte do mundo é o calor. Isso não discuto, todos sabem e todos veem meu mau humor, minha preguiça e a pouca vontade de levantar "uma palha" sequer. Depois de tantos anos longe dos doze meses ininterruptos de verão que existe por aqui, preciso me acostumar novamente a vestir-me adequadamente, comer adequadamente, sair de casa nas horas adequadas e sobretudo, pensar adequadamente. Por aqui as coisas andam conforme as forças que sobram depois que o sol aparece, e ele raramente se ausenta.
Hoje estamos a 37 graus, depois de dias de temporais que pareciam mais um dilúvio, mesmo com todos os problemas que trazem para cidades como Rio e SP, por aqui um temporal não significa desgraça e sim corrida pra fechar as janelas e se te pega na rua, uma parada em algum lugar até que passe a fúria das águas. Há tempos que não sentia um temporal como esses que veem acontecendo por aqui. O que fica aqui, ao menos em Araraquara, é um ar agradável, fresco, cheiroso e uma luz traquila, pedindo mesmo um bolinho de chuva pras crianças.
Mas como depois do temporal vem sempre o sol de novo, aqui estamos nesse sábado abafado e tremendamente quente sem muito o que fazer a não ser ir a uma piscina ou ficar na frente de um ventilador bem potente!
Pra mim, as opções seriam as necessidades de sempre: aproveitar minhas horas para colocar em dia temas que me farão voltar às salas de aula. Preguiça pura. Mente que deita e rola na tentação de estar sem fazer absolutamente nada até que o sol desapareça no horizonte e a noite inicie para que o cérebro também comece a funcionar direito. Aqui estamos. Isso é Brasil, essa está sendo nossa volta, nossa chegada em casa.
Depois de tantos anos, minha memória já não registrava essa mania quase doentia de se ter as casas fechadas para que não entre poeira. Mas será que não sabem que se não entra poeira, ar fresco (pelo menos ar, na falta do fresco) também não entra de jeito nenhum se as janelas estão fechadas e as portas idem?
Mamma mia! Mais alguns dias e aí então abrirei as janelas para ver a poeira entrar, para anunciar que estou em casa, para dizer a todos que são bem vindos em casa e que se quiserem esperar, faço um suco de laranja pra combinar com o cheiro de cana-de-açúcar e tomamos sentados na varanda, de pernas pro ar e batendo papo!